Shockwave 2000

Galleria Raucci/Santamaria – Piazza S.Maria La Nova 19 – 80134 Napoli – tel. 0815521000

“SHOCKWAVE”

MIRIAM BACKSTRÖM – JULIE BECKER – EVAN HOLLOWAY – DAVID KORTY – JOHN PILSON – FRANKLIN PRESTON – TORBJÖRN VEJVI

 

13 OTTOBRE – 10 NOVEMBRE 2000

 

Un’ immagine contemporanea: il riflesso di un’ambiente all’interno di uno specchio. Anche se ha tutte le caratteristiche del reale, la percezione, in questo caso, si ferma solo ad un’esperienza visiva. Del tutto aderente al reale l’immagine dello specchio potrebbe essere simile ad una immagine onirica non provvista comunque delle capacità per permetterci di muoversi in essa. Le innovazioni tecnologiche, più attinenti e vincolate al funzionamento del cervello, sono molto più avanzate e affascinanti rispetto alle tecniche tradizionali e speculari delle immagini.

Queste ci permettono ed illudono, con la ricostruzione di spazi virtuali, di poter navigare in essi, di espandere i limiti, di percepirne i dettagli e di poterci spostare senza legami attraverso lo spazio ed il tempo. Lo spazio è quindi elastico e provvisorio, atemporale e non particolarmente attinente ad una specifica cultura, ma capace di adattarsi a ciò che è predeterminato dal suo programmatore. E’ uno spazio liquido, avvolgente, quasi rassicurante quanto l’ambiente amniotico lo è per ogni essere vivente. Ma lo è per davvero? Non potrebbe essere più vincolante di quello reale, e la sua seduzione non è ancor più estraniante in confronto alla “noiosa” percezione del reale? Sotto tutt’altra luce, parlando per immagini potrebbe essere simile agli spazi Kafkiani nelle visioni cinematografiche di un Orson Wells. Gli artisti preconizzano ed immaginano le estensioni percettive dovute al vissuto contemporaneo, provano ad analizzare ciò che questa dilatazione della percezione può produrre. In questa mostra la percezione e la sua relazione con le coordinate spaziali è fondamentale. Ciò che interessa è l’aspetto mentale o l’aspetto disturbato della percezione e le attitudini acquisite in relazione allo spazio in quanto questa esperienza è assolutamente fondamentale fin dalla nascita. E poiché i parametri del reale sembrano essere in discussione, poiché le esperienze sono modificabili all’interno delle culture più avanzate tecnologicamente, va da sé che la preoccupazione maggiore si possa indirizzare verso l’“orrorvacui”. Sprofondare, perdere i limiti dello spazio, può sicuramente essere, per certi  aspetti, affascinante; ma se ciò diviene una condanna quale speranza salva le persone dalla capacità di autodeterminare se stessi e dal rivendicare la propria identità se si minacciano o si ridistribuiscono nuove coordinate che disturbano la  capacità del movimento.