John Pilson – Torbjörn Vejvi Press Release 2001

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JOHN PILSON – TORBJÖRN VEJVI

Inaugurazione 25 Maggio ore 19,30 – Dal 25 Maggio al 30 Giugno 2001

Natura e Cultura – Binomio da più anni in esame dalle diverse discipline per commentare gli aspetti che visibilmente sono permeanti nella vita di ciascuno. Lo spazio è stato ed è tuttora in continua modificazione : da realtà culturalmente ereditate e ridisegnate a quelle più virtualmente disponibili perchè si possa con esse sperimentare prima della realizzazione in  termini reali. In ogni caso lo spazio rimane una primordiale forma di esperienza con cui ci confrontiamo dalla nascita e da cui non possiamo sottrarci, ed in ciò sono implicite variabili legate alle  culture ed alle caratteristiche ambientali del mondo.

Ma se ciò può esser vero da un lato, la continua massificazione globale della cultura riporta, dall’altro, incessantemente a comuni problemi architettonici e a soluzioni legate alle ipotesi di un miglioramento della qualità della vita. Le città sono state ridisegnate attraverso modelli che talvolta sono apparsi utopici e a più riprese sono state oggetto, in ogni aspetto ad esse relativo, dello studio e delle attenzioni degli artisti. Anche in questo caso l’analisi di due artisti :

John Pilson (New York) Torbjorn Vejvi (Malmo – Los Angeles), è più che mai incentrata a focalizzare alcuni aspetti problematici dello spazio.  Pilson, attraverso video e foto,  ci fa assistere ad una sorta di pantomima in cui i protagonisti inclusi in uno asettico spazio  di ufficio reagiscono ad esso connotandolo di chiare allusioni psicologiche tali da sfiorare nevrosi coatte. In alcuni casi le reazioni  dei protagonisti sono tali da poter essere considerate schizofreniche e , solo per la palese ironia dell’artista, ci fanno sorridere e riflettere sulle celate aberrazioni che questi spazi artificiali possono procurarci.

Tridimensionalià ed implicite valenze sociali sono parte integranti delle sculture di Vejvi a cui le opere si riferiscono con chiari ed espliciti riferimenti formali derivati dall’astrattismo e legati con la natura sociale degli spazi. La geometrizzazione di uno stadio sottintende alla natura psicologica dello spazio, che sotto forma di modello scultoreo, chiarisce le connessioni tra le linee che delimitano l’azione dei soggetti, agenti all’interno di un’ immaginabile contesa, e quelle che delimitano gli spazi degli spettatori. L’ironia ed il gioco,   forme fondamentali dell’ espressione creativa, ed in quanto tali, possibili soluzioni alle esperienze formative dello sviluppo di ognuno, si intrecciano tra loro nella traduzione di segnali che sembrano  ricondurci a ridiscutere l’infelicità e la problematica degli spazi postindustriali, annullando l’arcadica resistenza dei più inguaribili sostenitori di un ambiente naturale in realtà ormai svanito.